Io sono la notte

Io sono la notte

oscurità

disillusione

diffidenza

Io sono la notte

delusioni

pensieri disordinati

ebbrezza

Io sono la notte

forti sensazioni

veloci esaltazioni

lenti dolori

Io sono la notte

passato contorto

corona di spine

amore che sanguina

Io sono la notte

e la notte mi dilania

mi tormenta

mi annoia

Io sono la notte

un raggio di Sole

compare all’orizzonte

finalmente vedo

Io sono la notte

Tu sei il giorno

la notte si estingue

germoglia l’alba

 

La via del Baobab

I Baobad sono enormi alberi che si trovano nel Madagascar, e fanno veramente impressione per la loro imponenza, e la loro incredibile longevità.

Alcuni di essi sono millenari, e sembrano essere enormi giganti indistruttibili.

Eppure non è decisamente così, perchè ormai da molti decenni non ci sono più piccoli Baobab, non si riproducono, hanno smesso, come se avessero deciso che

questo non è un buon momento, che per i loro piccoli sarà meglio aspettare periodi migliori oppure niente.

Una particolarità del Baobab è anche la sua forma, un enorme tronco lunghissimo e larghissimo senza rami, e solo in cima un cespuglio di rami e foglie.

Questa strana conformazione ha dato origine a diverse leggende tra i locali, una delle quali dice che il Baobab ha le sue radici piantate sia a terra che nel cielo,

e funga come un appiglio, un ponte tra i due elementi. Quando non ci saranno più Baobab a tenere uniti terra e cielo, il Mondo finirà.

La via del Baobab è un misto di semplicità e sofisticazione. La caratteristica che gli permette di essere straordinariamente longevo è che all’interno del suo tronco

è pieno di acqua. Tra l’altro le radici a terra non sono affatto enormi e non sarebbero assolutamente abbastanza a mantenerlo in piedi, ciò che permette al gigante

di stare dritto è proprio l’acqua al suo interno che equilibra costantemente i pesi e le forze dandogli tenuta e resistenza. Ed inoltre, proprio il fatto di essere pieno

d’acqua rende il legno del Baobab assolutamente scadente per gli usi umani. Anche questo ci permette di avere Baobab millenari. Perchè essi pur essendo grandi

e maestosi non sono interessanti per l’uomo e il suo distruttivo opportunismo misto avidità.

In fondo il Baobab segue la via dell’acqua. Ovvero lui è acqua che ha preso la forma di un gigantesco albero adattandosi a ciò che lo circonda, rimanendo fedele alla

sua semplicità estetica priva di fronzoli, decidendo di non riprodursi finchè il contesto sarà migliore, tenendo le radici ben piantate in aria, limitando le radici a terra

ad una funzione strettamente nutritiva e non di sostegno.

Come i Baobab voglio seguire la via dell’acqua, adattarmi e difendermi dall’oportunismo umano rendendomi inutile per i fini opportunistici e limitandomi alla semplicità

e alla realtà saldamente legata in aria. Perchè il Mondo Falso degli uomini è un posto freddo e cattivo. Come diceva Calvino nelle città invisibile, L’inferno è già qui, lo viviamo

tutti i giorni, e si tratta di saper distinguere all’interno dell’Inferno cosa non è Inferno, e dargli spazio e importanza.

Questa è la via del Baobad, dai spazio e importanza alla semplicità, alla verità, all’emozione, alla fantasia. E renditi privo di interesse verso la bugia, l’opportunismo, la falsità.

la volubilità, la volatilità, la ben nota liquidità moderna.

E da questo momento decido che cercherò di seguirla. Non intendo vivere mille anni. Ma mi va già benissimo vivere, è molto più di quanto quasi tutti gli uomini hanno.

 

 

Riflessioni, su uno specchio d’acqua, en passant

Convenzioni, frustrazioni, rapporti di forza, strategie.

Che stanchezza, che noia.

Cosa può tirarti fuori da questo?

Bè, te stesso, sì. I tuoi interessi, la tua personalità, bene.

Ma davvero, cosa può tirarti fuori?

Bè, in effetti, solo una cosa davvero ti tira fuori, ti apre la vita, ti fà vedere i colori, e non solo le sfumature di grigio.

Una persona che ti fà sentire bene, che ti fà sentire “giusto”. Che in un modo che non ti dia fastidio, ti stà vicina,

ti guarda in un modo speciale, ti fà sentire perfino bello, addirittura intelligente, creativo.

Una persona che rende i tuoi difetti fisici o di carattere, particolarità, interessanti differenze.

Una persona che ti sorride. E che facendoti sentire bene, dimostra di capirti.

Solo se c’è una persona così nella tua vita, allora potrai stare bene.

Se no, ci sarai tu, i tuoi progetti, i tuoi amici, i tuoi interessi, la tua personalità.

Ma la felicità non ci sarà, non quella completa, non quella assoluta.

La felicità è vera, solo se è condivisa.

Fine delle riflessioni ovvie ed inutili.

 

 

 

feel

E se vi capita di emozionarvi ancora di fronte a un tramonto, o di piangere mentre un fiume di ricordi attraversa la vostra mente,

sappiate gioirne perché vuol dire che sapete ancora ascoltare la vita che fluisce, vi attraversa e vi trasforma.

In quei momenti siete qualcosa in più…

 

http://psicologoinfamiglia.myblog.it/archive/2012/04/27/sono-troppo-sensibile-sensibilita-dono-da-usare-e-dosare.html

 

 

Giù

Non ci capisco un cazzo.

Assolutamente niente.

La vita, la gente.

Un fottuto bordello.

Non ho le basi per capirlo.

Ho dato, dato tutto. Sono prosciugato.

Non voglio più dare niente.

Basta soffrire.

Ho sofferto troppo.

Non voglio più farlo.

Ma non dando niente.

Soffro ancora di più.

Ed ecco che ricomincio.

A non capire niente.

E poi?

Lontano.

Lontano.

Lontano.

La vita ti fa piangere, ti assale, brutta stronza, pesante, folle, veloce, distruttiva.

E’ cattiva, la vita, sei indifeso, non sai come fare, più cerchi di arginarla, di controllarla, di tenerla a bada

e più lei ti sbrana, ti morde, e ti fa male.

Non la puoi gestire, vincerà sempre lei, lei cerca la sua compagna di sempre. La morte.

Non vede l’ora di ritrovarla.

Più ti aggrappi alla vita, più scendi a patti con la morte.

Odio chi fa finta di niente, chi pensa di vivere per sempre,

odio i giovani adolescenti che pensano di controllare tutto, di vivere per sempre.

Odio i vecchi che pensano di sapere tutto perchè tutto credono di aver vissuto.

La vita non si vive, ti vive. Ti scalcia. Ti lascia senza fiato, ti spacca.

Ti fa battere il cuore, ti fa sentire bene, ti fa sentire amato, ti fa amare,

ti fa male, ti fa odiare, ti fa sentire solo, ti fa sentire sicuro e incerto, ti fa sentire i brividi,

ti scuoia, ti ribalta, ti alza, ti abbassa. La vita ti dà, e ti toglie. Ti concede fortuna e

ti fa patire le pene dell’inferno. Ti fa sentire la persona più inutile, depressa, incerta,

brutta, stupida e sfigata del Mondo. E ti fa sentire bello, sorridente, simpatico, felice.

E ti fa stare male, ti fa sentire cattivo, perverso, storto, orribile.

Ti fa sentire vicino, è bello, è caldo, un posto caldo, felice, sei in trance quasi, tutto è fluido,

tutto è tranquillo, niente ti minaccia, qualcuno ti dice che tutto va bene,

qualcuno ti dice che non sarai mai solo, che sarete sempre insieme,

la vita è bella, ti amo, non ci lasceremo mai.

Ti fa sentire lontano, freddo, vuoto.

Lontano. Lontano da tutto. Da tutti. Soprattutto da te stesso.

Ti inganna, ti seduce, ti da dolci carezze, ti sussurra parole,

ti tira calci nel culo, ti toglie tutto, ti sorprende, ti accende,

ti toglie la speranza, allenta i tuoi sensi, i tuoi riflessi, ti stordisce.

 

E alla fine ti uccide.

 

E poi?

 

K

 

 

futura

Un giorno William Blake si trovò a passare attraverso un fiume, ma perse l’equilibrio e scivolò via, trascinato dalla corrente.
Si risvegliò giorni dopo, sulla riva di in un mondo che non riconosceva, tra macchine volanti, luci disseminate ovunque, gente che correva su veloci carrozze impazzite senza cavalli o su rumorosi e feroci asini meccanici senza testa. Passò del tempo prima che si ambientasse, dopo tempi molto duri la sua antica conoscenza di tecniche litografiche dimenticate gli diede l’opportunità di divenire un apprezzato professionista, i suoi guadagni lo portarono a vivere in un ridente attico nel centro. Era felice William Blake, il nuovo mondo gli parve civile e ricco di opportunità. Ma un brutto giorno conobbe la macchina infernale, la definitiva rivelazione dell’essenza depravata di quell’epoca, l’orribile essere chiamato “silvioberlusconiepierluigibersani”.
“slvioberlusconiepierluigibersani” era una infame scatola nera che creava visioni, ma erano visioni di un inferno quale lui non era mai riuscito ad immaginare neppure nei suoi viaggi mentali più estremi.
Costernato da quella terribile rivelazione, attonito davanti a quello specchio animato che rivelava catastrofi e continuava a ripetere come un mantra demoniaco il tremendo motto “slvioberlusconiepierluigibersani”,ebbe ancora la forza di scrivere un piccolo poemetto, che chiamò “Il canto di tgcom 24”.
Ma quando tutto ormai pareva perduto, ecco che ricevette la visita di un angelo. Si rivelò a lui preceduto dal suono delle campane del paradiso, ed entrò in quella casa vestito di un semplice vestito blu, consegnando a William Blake l’arma definitiva, la sacra reliquia capace di consegnare il controllo del mondo a chi la detiene. Più potente di Lohengin, più mitologico del sacro graal, quello strumento di potenza e beatificazione fu definito “telecomando”.
William Blake lo puntò verso “silvioberlusconiepierluigibersani” e come per magia il mondo cambiò, la visione cambiò, ora davanti a lui una donna in abiti succinti lo invitava ad intrattenere conversazioni “telefoniche”. Pur non sapendo cosa fossero le conversazioni “telefoniche” William Blake si entusiasmò immediatamente per quel dono del paradiso, e vi si dedicò anima e corpo assumendone avidamente le visioni che in continuazione gli venivano proposte.
Ma con l’andar del tempo la beatitudine divenne dannazione, Willam Blake smise di scrivere e di aver visioni, divenne un corpo privo di anima. La sua anima, l’immensa sua grande anima era stata risucchiata da quell’essere. Ora il grande William Blake era un orrido zombie.
Ebbe però la forza di tornare sulla riva del fiume su cui si era risvegliato, e si buttò in acqua lasciandosi trasportare dalla corrente.
Si svegliò giorni dopo, sulla riva del suo antico mondo.
Corse nel suo studio e scrisse
“L’uccello deve volare ilpiù in alto possibile, purchè voli con le sue ali”.

Occhi, laghi alla sola mia ebbrezza di rinascere

 IL PAGLIACCIO PUNITO

Stèphane Mallarmè

Occhi, laghi alla sola mia ebbrezza di rinascere
Altro dall’istrione che col gesto ridesta
Come piuma di lampade ignobili la cenere,
Ho bucato nel muro di tela una finestra.

Nuotando traditore con gambe e braccia sciolte,
A molteplici balzi, rinnegando nell’onda
Il falso Amleto! è come se mille e mille volte
Per vergine sparirvi innovassi una tomba.

Ilare oro di cembalo che una mano irritò
Il sole tocca a un tratto la pura nudità
Che dalla mia freschezza di perla io esalai,

Rancida nera pelle quando su me è passata,
Ch’era tutto il mio crisma io ignorato, ingrato!,
Quel trucco dentro l’acqua perfida dei ghiacciai.

Vau De Vire

Like hell, we are anxiously waiting

Like hell burning silently strong

Somehow we fell down by the wayside

And somehow this hell is home

Vau1

I Vau De Vire sono un gruppo di acrobati, giocolieri, danzatori, mangiafuoco, attori, ecc. ecc. di San Francisco.

Vau3

Come recita il loro sito “Questa comunità Avant-Cabaret è formata da ballerini classically-trained, acrobati acclamati, artisti aerei, contorsionisti e artisti circensi, un insieme di fire-performers , una manciata di attori e un po di altra varia gentaglia. “

Vau2

Riprendono spunto dal teatro vau de ville di inizio 900, e elevano il concetto all’ennesima potenza costruendo sulle performance degli artisti esibizioni a pieno contatto col pubblico, una sottocultura underground circense che stà facendo sempre più adepti visto che oltre ai tanti spettacoli, purtroppo tutti oltreoceano, già possono vantare colaborazioni con gruppi emergenti, come i Dresden Dolls, Rosin Coven, Crystal Method (tutte band e artisti di cui spero di avere il tempo di fare ampi post visto che rappresentano attualmente il Dark Cabaret, di cui si potrebbe parlare all’infinito basti pensare ai suoi famosi esponenti presenti e passati quali Nico, David Bowie, Danny Elfman, Siouxsiee, Nina Hagen, Marc Almond, Ute Lemper, Kate Bush, Black tape for a blue girl, Ataraxia, ecc. ecc. ecc.), Cirque du soleil e gli Alkaline Trio, di cui allego il link al video Burn.

Alkaline Trio – Burn

Il testamento di un pagliaccio

io?drama – Nient’altro che madrigali tour, Circolone, Legnano, 10/11/2007

 Finalmente sono riuscito a vedere gli Io?drama dal vivo!

Dopo averli scoperti per caso sentendo “Il testamento di un pagliaccio” su radio lupo solitario, e dopo aver comprato sulla fiducia il loro cd rimanendone assolutamente affascinato sia per i testi che per il genere musicale davvero particolare e difficilmente catalogabile, volevo proprio testarli sulla prova più difficile, il live…

Devo dire che la serata non è cominciata nel migliore dei modi, quando al banco arriva un tizio con una giacca in pelle sotto la quale vi era una magliettina rossa squarciata che lasciava scoperto tutto il petto, e io a dirmi “ma chi cazzo è sto demente? Cosa potrà mai fare nella vita un essere simile?”. giuro che non c’era razzismo di nessun genere in quel che dicevo, considerando che a stranezza me la gioco alla grande, però questo proprio mi sembrava un brutto incrocio tra un punk dell’ultima ora ed un tamarro di quelli potenti… ovviamente il demente in questione nella vita fa il cantante degli io?drama. quando l’ho visto sul palco ho sentito in me una strana sensazione, dopo aver sponsorizzato con forza la serata, dopo aver comprato il loro cd, dopo averli attesi tanto, ecco che avevo davanti a me un demente tabbozzo di fronte a un microfono…

poi Fabriz(io?) Pollio ha iniziato a cantare, a dimenarzi, a contorcesi sul palcoscenico, a urlare disperato, al suono pesante di ritmiche possenti addolcite e armonizzate dal violino classico sempre presente, passando da momenti di puro screamo-core a suggestioni da danza tribale, con isteriche ripartenze, e ancora Fabriz(io?) a dimenare le sue viscere sul palco, a cantare ingoiando quasi l’archetto del violino, sputando testi diretti ma significativi, per nulla stupidi, anzi decisamente ispirati e ispiranti, oltretutto presentando adeguatamente ogni canzone dando la chiave di lettura giusta alla eperienza da vivere nell’ascolto di ogni singolo brano.

Insomma, che dire, Fabriz(io?) voce tanto particolare quanto espressiva bella e impressionante, musica eccezzionale, piccola unica annotazione, chitarrista e bassista, pur bravissimi, un po troppo defilati quasi dando l’impressione di essere corpi estranei, ma con un front-man strabordante non è facile obiettivamente.

SPETTACOLARI

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IL TESTAMENTO DI UN PAGLIACCIO

Come sono io voi non lo saprete mai.
perchè cambio io voi non capireste mai.
dietro questo trucco e questa maschera di cera
nessuno di voi saprà mai quel che si cela.

cosa penso io voi non lo saprete mai.
perchè cambio io voi non capireste mai.
tanto il mio sorriso rosso resta anche se
l’anima dannata brucia senza un perchè.

ciò che amo io voi non lo saprete mai.
perchè odio io voi non capireste mai.
la mia ostinazione è morte del mio vivere.
il cuore spezzato brucia senza fine.

ciò che non è mio so che non lo sarà mai.
urlo contro dio ma non mi ascolterà mai.
largo il mio vestito copre le mie stigmate.
asciugare il sangue tanto è inutile.

dolce amore mio so che non ti riavrò mai.
ladro del mio io non resusciterai mai.
della mia ossessione non potranno ridere
quando me ne andrò in solitudine…

applausi.

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