“Andai nel bosco poichè volevo vivere la mia vita con saggezza e in profondità,
per succhiarne la linfa fino al midollo, ed eliminare ciò che non è vita,
e non trovarmi un giorno, in punto di morte, a scoprire di non aver vissuto”
Probabilmente non avrei mai letto Thoreau e il suo Walden se questa frase non fosse stato il famoso moto con cui si aprivano i ritrovi della setta dei poeti estinti nell’Attimo Fuggente.
Di certo l’ho letto dopo aver saputo questo e per curiosità di vedere cosa c’era attorno a questo motto senza tempo. E devo dire che la prima cosa che si prova, almeno che ho provato, nel leggere Walden arrivando dalla visione dei giovani poeti che si ritrovavano a decantare versi, è una totale ed immensa sorpresa nel verificare che in realtà non si tratta di un libro narrante imprese o epici sentimenti, amori assoluti, intense esperienze, flussi di adrenaliniche avventure… si tratta dell’autore che decide di andare a vivere in una capanna nel bosco, descrivendo l’ambiente, il numero di chidi che gli servono per mettere insieme le travi per ricostruire la capanna, i rendiconti, la descrizione del bosco, degli animali che lo abitano… insomma , vita essenziale.
Ma è qui che la grandezza e l’attualità di Walden sorprende ed estasia e lo differenzia da ciò che è la semplice lettura di un libro, Thoreau ha delineato un modo di pensare, una metodologia ben precisa.
Ha inaugurato determinate riflessioni, così vivaci da interrogarci ancora, è normale che le sue risposte non sembrino più tanto originali. Il dibattito odierno ci ha pasteggiato fin dagli inizi e la digestione è ormai a buon punto. Ciò non toglie che la lettura di Walden quasi ti costringe a impugnare la matita per sottolineare frasi, aforismi illuminanti, slogan ideali per una collezione di T-shirt. Merito di una scrittura limpida e tagliente, capace di cambiare registro a ogni capoverso: dalla precisione del naturalista alle metafore del veggente, dai numeri del contabile alle liriche del poeta, dalla spocchia intellettuale alla semplicità del boscaiolo. È come guardare le imprese sportive di un calciatore d’altri tempi e confrontarle con quelle dei nuovi campioni. Da una parte eleganza e leggerezza, dall’altra muscoli e risultati. Mentre le ideologie godono sempre di ottima salute, i valori condivisi rischiano davvero l’estinzione. Individualismo e Civiltà – due facce della stessa medaglia – sono in agguato per occuparne la nicchia biologica. L’etica sperimentale del Walden ha le carte in regola per respingerli entrambi.
thoreau non sceglie uno stile di vita, dopo due anni nel bosco tornerà a vivere in città, il suo è un esperimento di filosofia pratica piuttosto, nella ricerca di una unità di misura su cui basare la propria vita. Essenzialità non significa privazione. È solo il punto di partenza per una maggiore consapevolezza.
«Non ci si può fidare, senza prove, di alcun modo di pensare o di fare, per quanto antico»
«Io non vorrei che nessuno adottasse il mio modo di vita […]; perché […] desidero che ci sia al mondo il maggior numero possibile di persone diverse; ma renderei ciascuno molto attento a scoprire e perseguire il suo modo».
E questa non è una esaltazione della diversità fine a se stessa, ma una esaltazione dell’autonomia di ogni uomo nel decidere della sua vita.
«L’uomo che viaggia da solo può partire oggi; ma chi va con un altro deve aspettare finché l’altro è pronto».
Thoreau esalta il singolo, ognuno deve partire da se stesso, ma non tutti sono pronti a partire, e chi si sente contento della propria vita all’interno della società può star tranquillo, chia ha bisogno di partire per una nuova vita è pronto, e non deve aspettare se non se stesso.
E la natura è l’emento in cui l’uomo, perdendosi, può meglio conciliare spirito e materia «Ci serve essere testimoni della trasgressione dei nostri stessi limiti, e di qualche vita al pascolo libero là dove non vagabondiamo mai».
In sostanza una anticipazione di tutti quei discorsi che oggi ci ritroviamo sotto vari aspetti anche nella tecnologica civiltà moderna, anzi a maggior ragione ce li ritroviamo, perchè nella nostra estraniazione e alterazione di ciò che è, o meglio era, il nostro rapporto con la natura ora quasi come contrappasso ci ritroviamo a fare i conti con discorsi di effetto serra, ecosostenibilità, mercato in mano ai colossi con la rinascita della voglia voglia di prodotti più natuali, il prezzo del petrolio, ecc ecc… insomma…
2 commenti
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ciao mitico kansch, scusa per l’assenza di vene e sab al cuveglio film festival (come è andata?), ma sono presissimo tra chiusure di lavoro e preparativi per la partenza per la turchia per il documentario. Spero ti ribekkarti quanto prima anche perchè mi devi far vedere il tuo ultimo lavoro in stop-motion!
a tal proposito ti linko qui sotto l’indirizzo di un trailerino con immagini che abbiamo girato l’anno scorso durante un sopralluogo (purtroppo con una camerina, mentre a giugno gireremo in hd).
fammi sapere come ti sembra, scrivimi pure all’indirizzo mail
Gibbs
Ciao Kansh ti passo “Il meme dei sei piaceri”!
E’ una cosa molto carina, in pratica: ognuno racconta sul suo blog sei cose che gli piacciono, e poi passa il “meme” ad altri sei blogger, invitandoli a fare la stessa cosa sul loro blog! Così si conoscono meglio le persone
Il mio è qui:
http://valcuviaexpress.splinder.com/post/17239900/Il+Meme+dei+sei+piaceri%21