Luther Blissett aka Wu Ming

Nel 1994, in giro per l’Europa, centinaia di artisti, attivisti e burloni scelgono di adottare la medesima identità.
Tutti si ribattezzano Luther Blissett e si organizzano per scatenare l’inferno nell’industria culturale. Si tratta di un piano quinquennale. Lavoreranno insieme per raccontare al mondo una grande storia, creare una leggenda, dare alla luce un nuovo tipo di eroe popolare.
Nel gennaio 2000, al termine del Piano, alcuni di essi si riuniscono sotto il nuovo nome Wu Ming. Quest’ultimo progetto, benché più concentrato sulla letteratura e la narrazione in senso più stretto, non è meno radicale del precedente.

“Luther Blissett” è uno pseudonimo multi-uso - una “reputazione aperta” - adottato in modo informale e condiviso da centinaia di artisti e agitatori europei dall’estate del 1994.
Per motivi che rimangono ignoti, il nome è preso in prestito da link un calciatore inglese degli anni Ottanta di origini afro-caraibiche.
In Italia, tra il 1994 e il 1999, il cosiddetto Luther Blissett Project (un network più organizzato all’interno della comunità che adotta l’identità “Luther Blissett”) diviene un fenomeno molto popolare e riesce a diffondere una leggenda, la reputazione di un eroe folk.
Questo Robin Hood dell’era dell’informazione ingaggia una guerriglia dentro/contro un’industria culturale in via di radicale trasformazione (siamo ai primordi del web), organizza eterodosse campagne di solidarietà a vittime della censura o della repressione, e - soprattutto - orchestra elaborate beffe mediatiche come forma d’arte, rivendicandole sempre e spiegando quali difetti del sistema ha sfruttato per far pubblicare o trasmettere notizie false.
Blissett è attivo anche in altri paesi, soprattutto in Spagna, Germania e Regno Unito.
Il dicembre 1999 segna la fine del Piano Quinquennale. Tutti i “veterani” commettono un suicidio simbolico chiamato “il Seppuku” (come il suicidio rituale dei samurai).
La fine del LBP non comporta l’estinzione del nome, che continuerà a riaffiorare nel dibattito culturale e resterà una firma molto usata sul web anche nel primo decennio del XXI° secolo.

Quello delle beffe mediatiche di Luther Blissett è un mondo pieno di artisti immaginari, perché è il mondo dell’arte a essere affollato di creduloni, perfetto bersaglio per chiunque voglia diffondere leggende.

Gennaio 1995
. HARRY KIPPER (soltanto un omonimo, nulla a che vedere con link costui), artista concettuale inglese, scompare al confine italo-jugoslavo durante un giro d’Europa in sella a una mountain bike, si dice con l’intento di tracciare la parola ‘ART’ sulla mappa del continente. Vittima dello scherzo è Chi l’ha visto, celebre programma che insegue persone scomparse, trasmesso in prima serata sul terzo canale della TV di stato. La troupe di Chi l’ha visto si getta sulle tracce dell’artista-ciclista, e sperpera soldi dei contribuenti in cerca di una persona mai esistita, arrivando fino a Londra e rendendosi ridicola, evitando per il rotto della cuffia la messa in onda del servizio, lo stesso giorno in cui “Luther Blissett” rivendica la burla.

Giugno 1995
. LOOTA è una femmina di scimpanzè i cui dipinti saranno in mostra alla Biennale di Venezia. Già vittima di sadici esperimenti in un laboratorio farmacologico, Loota è stata tratta in salvo da un commando dell’Animal Liberation Front. In seguito, è diventata un’artista di grande talento. Alcuni giornali riportano la notizia. Peccato che Loota non esista, ma in fondo che problema c’è? Alla Biennale, i visitatori delusi possono consolarsi con un bel po’ di spazzatura prodotta da esseri umani.

1998-99
. link DARKO MAVER è un discusso scultore e performer serbo. Le sue opere sono manichini a grandezza naturale, riproducenti le fattezze di cadaveri seviziati, mutilati, coperti di sangue. La sua arte è soggetta alla censura di regime, e a un certo punto finisce in prigione per “condotta antisociale”. In Italia, immagini delle opere di Maver vengono esibite a Bologna e Roma. Un appello in solidarietà all’artista viene pubblicato su prestigiose riviste d’arte patinate. Alcuni critici di gran nome affermano addirittura di conoscerlo personalmente. Quando “Darko Maver” muore nella sua cella durante un bombardamento NATO, una foto del corpo viene pubblicata sul web. C’è un piccolo particolare: quell’uomo non è affatto”Darko”, bensì un membro siciliano del LBP. La rivendicazione giunge ai media poche settimane dopo il Seppuku di Blissett. Le “opere” di Maver erano fotografie di cadaveri autentici, trovate su rotten.com. E’ l’ultima grande beffa del LBP, e l’esordio di un nuovo gruppo, link 0100101110101101.org.

La più complessa ed elaborata beffa di Luther Blissett ha luogo in Lazio nel 1997, a opera di alcune decine di persone. Dura un anno e tocca il tema del panico morale su messe nere e satanismo. Cultori del Demonio e “cacciatori di streghe” cristiani appaiono nei boschi del viterbese, lasciando tracce (fisiche, audiovisive e “letterarie”) dei loro scontri e inseguimenti. I media locali e nazionali si bevono tutto senza alcuna verifica delle notizie, svariati politicanti saltano sul carrozzone della paranoia di massa, sbuca persino (e viene trasmesso su Studio aperto, Italia 1) il video di un - alquanto abborracciato - rito satanico, finché Luther Blissett non rivendica tutto e produce una grande mole di prove.
“Controinformazione omeopatica”: iniettando nei media una forte dose di falso autoprodotto, Luther Blissett dimostra la scarsa professionalità di molti cronisti e l’infondatezza del panico morale.
La “beffa viterbese” è ricostruita passo passo in link quest’articolo apparso all’epoca su La Repubblica on line. In seguito, è diventata caso di studio in diversi testi di sociologia e massmediologia. Un riassunto dell’intera vicenda si trova addirittura nella sezione V del “Rapporto Eurispes 1999″, all’interno di una lunga e dettagliata scheda su Luther Blissett.
A dire il vero, secondo link questo testo apparso sulla rivista francese Multitudes, l’inclusione nel “Rapporto Eurispes” di una scheda su Luther Blissett fu essa stessa una beffa blissettiana!
La “burla viterbese” era parte di una più vasta campagna di informazione, che comprendeva anche una lunga controinchiesta sul processo ai Bambini di Satana, caso giornalistico-giudiziario che sconvolse Bologna nel triennio 1996-98, con accuse di violenza sessuale, pedofilia, abusi rituali e omicidio (benché… a danni di ignoti).
Il ruolo del Luther Blissett Project nel contrastare la “mostrificazione a mezzo stampa” di imputati in seguito riconosciuti innocenti è ricostruito nel libro di Antonella Beccaria Bambini di Satana - processo al diavolo. I reati mai commessi da Marco Dimitri (Nuovi Equilibri / Stampa Alternativa, 2006)

Tratto da: http://www.wumingfoundation.com/

Gianfranco Miglio, Umberto Bossi e i padani veraci

“Bossi e Miglio, idee e coraggio per il federalismo
Insieme rilanciarono l’idea autonomista in Italia. Fra di loro un rapporto di profonda stima, che nemmeno alcune divergenze hanno mai cancellato.”

Tratto dal sito della lega nord, http://www.leganord.org/elezioni/2008/bossi_miglio/default.asp

Ha ha, questa è bella, e già, infatti se non vado errato quando nel primo governo Berlusconi si trattò di decidere il nome del ministro per le riforme costituzionali venne designato Speroni. E quando Miglio s’incazzò con Bossi questo gli disse che Speroni fu una scelta imposta da Berlusconi, salvo poi scoprire che la scelta del berlusca per quel ministero era proprio Miglio, e Speroni fu espressamente richiesto da Bossi (e questo non lo dico io ma un uomo politico non di primo pelo che assieme a Miglio si imbarcò nell’avventura del partito federalista ai tempi).

E già, cari padani, ecco il miglio-pensiero in un articolo del Corriere della sera del 1994

- SANTA MARGHERITA LIGURE . Gianfranco Miglio torna all’ attacco della Lega. E lo fa dal convegno dei Giovani imprenditori della Confindustria, accusando Bossi di voler creare a suo uso e consumo il caos istituzionale e mettendo in guardia dalle “speronate” alla Costituzione contenute nel disegno di legge messo a punto dal ministro per le Riforme costituzionali. “Per la Lega Nord, federalismo e’ solo una parola vuota . ha detto ieri il professore .. In oltre 4 anni non ho mai avuto ne’ da Bossi ne’ dai leghisti nessuna richiesta di chiarimenti o di un particolare sulla Costituzione federale alla quale stavo lavorando. Cio’ significa che non gliene fregava niente”. E ancora: “Le modifiche alla Costituzione che sta mettendo a punto Speroni sono disastrose per il Paese. Una vera e propria “speronata” alla Costituzione. Se si arrivasse a quel punto salterebbe la Repubblica. Si innescherebbero effetti perversi che impedirebbero la realizzazione di uno Stato federale portando all’ autodistruzione della Repubblica. “Nella testa di Bossi . ha insistito Miglio . c’ e’ l’ idea balzana di scardinare le istituzioni, e poi una volta creato il caos imporre un sistema che lui chiama federale, ma che in realta’ non sa bene cosa sia, che lo faccia emergere. Ma e’ proprio qui che sbaglia perche’ nel caos finisce sempre per vincere il centralismo, proprio come vuole il leader di Alleanza Nazionale, Fini”.

 

Pagina 5
(12 giugno 1994) - Corriere della Sera 

E già, il caro senatùr non fu un esempio di amicizia leale, e neanche di coerenza con le proprie ideologie, considerando la sua capacità di inserirsi nel sistema nonostante in gioventù avesse manifestato inclinazioni ben più sovversive di qualunque esponente di sinistra (ops…sinistra? in italia? ora?) attualmente in circolazione… Quantomeno sarebbe utile che i leghisti la smettessero di spacciare Miglio come l’ideologo di riferimento, e che si facessero i conti in tasca e che quando, alla prossima manifestazione populista in qualche piazza del nord, nel momento di sventolare orgogliosamente il vessillo di bossi (ehm) pensassero anche un attimo a cosa cazzo fanno e chi cazzo è bossi.

Scherzi da prete

Premettendo la mia anticlericarità, e premettendo anche che nonostante la mia idea sono il primo a dire di aver conosciuto preti strasimpatici e sicuramente ottimi come persone, premettendo tutto questo, non posso esimermi dal breve racconto di una bella avventura successami qualche tempo fa.

Di fatto succede che nello svolgere il mio (a volte) infimo lavoro, mi trovo a recarmi presso l’oratorio b…o g……i XXIII di F…o con l’idea di fare qualche immagine per una trasmissione… Mio Dio (chiunque tu sia), non l’avessi mai fatto. Alla vista dello strumento infernale nominato telecamera che portavo in spalla, il vicario don M……o ci accoglie (me e il credentissimo giornalista) con l’occhio mezzo socchiuso di chi già ti ha giudicato… e non si sa bene in base a cosa. Alla spiegazione del fatto che semplicemente volevamo fare qualche ripresa (quale ardire) ecco che l’uomo di chiesa sbotta trattando me e il giornalista come simil-criminali con tanto di pistola in mano arrivati per  compiere chissà quale efferatezza all’interno del sacro oratorio. Con una apertura mentale degna di un muflone iracondo non ascolta neanche ciò che tentiamo di dirgli, e nel momento in accenniamo al fatto che dieci minuti prima avevamo intervistato il sindaco del paese riguardo a lavori che erano stati fatti in quell’oratorio, ecco di nuovo il don sbottare in un veemente “ah ma il sindaco non vi può dare nessun permesso di filmare qui”, con una quantità di strana frustrata rabbia repressa che forse in qualche modo voleva smaltire, e soprattutto come se noi ci fossimo sognati di dire che qualcuno ci aveva dato permessi di filmare all’interno dell’oratorio (non sia mai). Insomma arrivati a tanto e senza parole ci becchiamo le ultime parole del vicario “e comunque qua non si filma niente arrivederci”, più o meno detto allo stesso modo delle troupe di striscia la notizia quando cercano di filmare le sedi di aziende truffaldine o simili. Ora paragonare la chiesa e i suoi esponenti a Vanna Marchi e venditori di orologi taroccati vari forse appare un po troppo, però una cosa è certa, è anche grazie a preti come don M……o dell’oratorio di F…o che si evidenzia in maniera assoluta l’inutilità dell’esistenza della chiesa e di coloro che vi fanno parte nei termini in cui essa esiste (perchè ben vengano uomini di buona volontà dediti al sociale, ma non gente che si arroghi il diritto di fare da tramite con Dio ignorando i più elementari concetti di accoglienza umana e modo di comportarsi educato e rispettoso).

La vera prigione

Non è il tetto che perde

Non sono nemmeno le zanzare che ronzano

Nella umida, misera cella.

Non è il rumore metallico della chiave

Mentre il secondino ti chiude dentro.

Non sono le meschine reazioni

Insufficienti per uomo o bestia

Neanche il nulla del giorno

Che sprofonda nel vuoto della notte.

Non è

Non è

Non è

Sono le bugie che ti hanno martellato

Le orecchie per un’intera generazione

E’ il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida

Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari

In cambio di un misero pasto al giorno.

Il magistrato che scrive sul libro

La punizione, lei lo sa, è ingiusta

La decrepitezza morale

L’inettitudine mentale

Che concede alla dittatura una falsa legittimazione

La vigliaccheria travestita da obbedienza

In agguato nelle nostre anime denigrate

E’ la paura di calzoni inumiditi

Non osiamo eliminare la nostra urina

E’ questo

E’ questo

E’ questo

Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero

In una cupa prigione.

-Ken Saro Wiwa-

Plaza de Mayo

Memoria viva argentina, Abbiategrasso, 5/6 Luglio 2008

 

Non conoscevo la storia delle madri di Plaza de Mayo, prima che il gattaccio mi inviasse questo volantino.

Non voglio raccontare molto proprio perchè non ne so molto, ma sostanzialmente si tratta delle madri di Desaparecidos argentini, che si riuniscono da anni in Plaza de Mayo, un piazza centrale di Buenos Aires, dove ci sono la Cattedrale e la Casa Rosada. Tutto cominciò nel ‘76, con l’inizio delle misteriose sparizioni che poi negli anni della dittatura moltiplicarono. Oggi le Madres sono una vera istituzione con un peso sociale e politico, e sono madri che urlano al mondo il loro dramma, mostrano le foto dei loro figli, organizzano manifestazioni, marce sul posto.

Il materiale è molto, si trovano infinite informazioni a riguardo, tra i vari siti che ho girato ho trovato una intervista alla presidentessa della associazione Madres de Plaza de Mayo, di cui ripropongo uno stralcio

“Pretendiamo che il nostro popolo continui a organizzarsi – precisa Hebe - che le associazioni di base crescano e si rafforzino, in ogni quartiere, in ogni angolo. Auspichiamo che l’effervescenza avvertita negli anni 70 torni nell’animo del nostro popolo, che vediamo stanco, depresso, ma che sappiamo pronto a scendere in piazza appena punzecchiato. Noi Madres continueremo a lottare per la vita del nostro popolo. Per il nostro popolo e con il nostro popolo. L’intento è arrivare a ottenere quella cultura, quell’educazione popolare che ci permetta di ottenere un governo che sia realmente il rappresentante di ciò che noi chiediamo, e non come adesso che stiamo solo votando, senza che a noi sia veramente possibile essere eletti. Un giorno lo avremo questo governo, che con giustizia condannerà gli assassini che ci hanno fatto vivere tanto orrore in questi anni. Questo è quanto vogliamo. Niente più”.

Spero che questa mostra avrà molte visite, la mia ci sarà

E Jhonny prese il fucile

ONE - METALLICA

 


One dei Metallica è uno dei video che da sempre mi colpiscono di più, mi ricordo ancora quando lo vidi la prima volta, al Grave Pub di Luino. Non saprei dire quanto tempo sia passato, però ricordo bene il magnetismo che esercitò su di me quel claustrofobico, logorante, soffocante video, trasudava freddezza, distacco, disturbo. Ho provato quel tipo sensazione solo un’altra volta, quando vidi Elephant Man di David Lynch.

Il video è ispirato al romanzo del 1938 di Dalton Trumbo “Jhonny got his gun” (Jhonny prese il fucile), un disperato atto di accusa a tutte le forme di guerra. La storia narra di un giovane soldato americano, Joe Benham, dolce e patriottico, fieramente andato al fronte per servire la patria. Proprio l’ultimo giorno del conflitto ’14-’18, esso rimane colpito da una cannonata che segnerà drammaticamente iil resto della sua vita. Perde gambe, braccia, una parte del viso, olfatto, vista, udito. Segregato nello scantinato di un ospedale, Joe a dispetto di quanto pensino i medici, ha conservato ancora la mente lucidissima e presente. Egli è divenuto un tronco di carne pensante!

Nel 1971 lo stesso Trumbo prese in mano la cinepresa e fece un film del suo romanzo (ispirato a una storia realmente accaduta!). Da quel film, nel video sono riprese le immagini che non ritraggono il gruppo, si vedono i flashback di Joe, terrificanti immagini del suo corpo nello scantinato, Joe che chiama il padre, come fosse l’unico rifugio…

In seguito Joe troverà il modo di comunicare, tramite il codice Morse, e comunicherà così la sua volontà di essere trasportato fuori, di essere esposto e portato in giro per il mondo. E’ il suo unico modo di sentirsi vivo.

Ma le autorità militari gli negheranno questa possibilità, e anche di più, l’ufficiale responsabile  lo farà sedare con potenti medicinali, accusandolo di essere sconvolto e fuori di sè! Negato anche l’ultimo dei suoi desideri, una sola cosa ancora riesce a comunicare Joe, continua a scrivere una parola, ripetuta, continuamente, “uccidetemi”… Quando in stanza non ci sarà più l’ufficiale, l’infermiera tornerà da Joe, e gli staccherà il tubo che lo tiene in vita… ma anche questa ultima consolazione gli verrà negata, perchè l’ufficiale rientra e riattaccherà la macchina, e Joe continuerà così a vivere.

Devo dire che mi capita spesso di sentirmi così, chissà, forse quando scriviamo qualcosa è perchè in qualche modo abbiamo bisogno di un codice morse per dire qualcosa che pur sentendo in testa non possiamo comunicare…. e aggiungerei anche una cosa più attuale ed evidente, stano pensare a come al pari dell’ufficiale intento a nascondere Joe per il bene del Corpo (militare) e a non farlo morire negandogli anche il più umano desiderio di non continuare la sofferenza, anche ultimamente si sia sentito di storie simili nella nostra civile cattolica moderna epoca. Piergiorgio Welby e tanti altri… 

 They said “Kill me” over and over again….

Cura dell’incanto in chiave minore

“Finalmente il viaggio conduce alla citta’ di Tamara. Ci si addentra per vie fitte d’insegne che sporgono dai muri. L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose: la tenaglia indica la casa del cavadenti, il boccale la taverna, le alabarde il corpo di guardia, la stadera l’erbivendola…” I. Calvino (Le città invisibili)

Alessandro Bavari è un visionario… http://www.alessandrobavari.com/index.html

Tempo fa, davanti alle opere di Joel Peter Witkin e Jan Saudek, rimasi colpito in modi diversi per determinate caratteristiche, la deformografia di Witkin, portata fin quasi all’eccesso e in certi frangenti esposta quasi con voyeurismo visivo, i colori e i soggetti di Saudek, insomma visioni differenti ma entrambe a loro modo rappresentative di una cifra stilistica voluta e perseguita dai loro autori.

Alessandro Bavari, giovane impressionante artista di Latina, va oltre, egli è la sintetizzazione della visionarietà, l’estrema conseguenza. Riprendendo una passo da una recensione all’opera “Sodoma e Gomorra” che si può trovare sul sito, ad opera di Gianluca Marziani, “Questa visionarieta’ appartiene ad universi dove ci si riconosce immediatamente, dove le note comuni pesano piu’ delle diversita’ individuali. Un luogo culturale che mescola il radicalismo dello sguardo con la sperimentazione estrema sopra le forme. E’ una zona creativa in cui le espressioni alimentano un’armonia altrove insospettabile.
Vi pasteggiano la musica, il cinema, le arti visive, la letteratura, il videoclip, tutti vicini in un banchetto che sottolinea l’armonia digestiva di ingredienti comuni. Cambiano gli obiettivi, le prospettive, i valori tra un autore e l’altro; permane la lettura intensa dei contenuti morali, dell’istinto dilagante, delle perversioni liberate, degli eccessi che diventano sguardo sulla propria (ab)normalita’. La paura del vuoto, il dubbio sul dogma, il coraggio della follia: elementi di una comune evasione dai ritmi lineari del quotidiano. L’amore per un corpo in bilico, per un paesaggio mutante, per una contaminazione che mescola categorie e classi: altri elementi di una comune energia davanti al mondo inquieto. Nasce cosi’ il suono industriale di Einsturzende Neubauten, cavernoso di Aphex Twin, meccanico di Autechre, astrale di Boards of Canada, enigmatico di Radiohead, amniotico di Portishead.

Cosi’ la letteratura fantarealistica di James G. Ballard, ipertecnologica di William Gibson, lisergica di William S. Burroughs, fino ai periferici Jim Goad, Peter Sotos, Monte Cazazza, Hakim Bey.
Cosi’ il cinema profetico di David Cronenberg, chimico di David Lynch, mutante di Shinya Tsukamoto, deforme di Cipri’ e Maresco. Cosi’ il videoclip magmatico di Floria Sigismondi. Cosi’ l’arte visiva di autori dirompenti: come Mark Ryden con le sue bambine diafane che irrompono tra sottili horror intimi; Joel-Peter Witkin e le nature vive di un freakismo magistralmente pittorico; Enrico Corte con unÕautobiografia cerebrale che attraversa linguaggi e riferimenti simbolici; Andrea Nurcis coi suoi soggetti stranianti ma familiari; Rinat Baibekov col vampirismo di corpi fiabescamente nordici; Yoshifumi Hayashi e il suo cerebralismo erotico; Filippo Scozzari e l’irriverenza ironica; Daniel Lee e il ritratto di un’umanita’ animaloide; Camille Rose Garcia e le favole dal sottobosco maligno; Eric White con le deformazioni grottesche di figure che, in fondo, ci somigliano… Alessandro Bavari disegna i suoi filamenti nella grande ragnatela di un comune sentire. Distende i fili attorno ai fili altrui, li sfiora o annoda, lasciando che altri ricamino i loro fili nel suo mondo autonomo. Resta se stesso e somiglia soltanto a se stesso. Ma dentro la ragnatela accetta il flusso in un peregrinare dove gli artisti nominati confermano un dialogo invisibile e fortissimo.”

Insomma, Alessandro Bavari è veramente a mio modo di vedere un artista impressionante, un incredibile insieme visivo di filamenti che vanno a creare tele uniche, oltre ai già citati aggiungo che netta è l’impronta di artisti quali Hyeronimous Bosch, William Blake, Erasmo da Rotterdam, Bruegel, e su su su, fino ad attinenze che mi spingono fino a Gyger, Royo, la fantascienza immaginifica dei disegni di ave Gibbons e delle parole di Alan Moore. Ci si trova soprattutto, al di là della forte sperimentazione che evidentemente contraddistingue l’opera, anche un senso, un progetto e una grande conoscenza. Insomma c’è la “Agghiacciante simmetria”, un sistema nascosto, il codice personale dell’artista, come fu per William Blake (il quale fu trattato come un folle, per poi essere rivalutato solo in seguito al libro Fearful Simmetry di Northrop Frye)…

 

 

 

Post fuoriluogo

Sarà vero?

Uhm, allora il discorso è che sembra proprio che la merda coli da ogni anfratto di questo rettrappito squarciato fottuto mondicciolo che mi circonda, e nella selva dei fenomeni, la fuori, che pensano di saperla lunga, e invece non sanno che più riescono nell’abile esercizio dell’arrampicata sociale, più la loro vita si svuota, e loro si legano alla loro immagine, e non possono essere se stessi perchè devono essere Qualcuno, in questa fantastica fauna di “vincenti”, che la sa lunga su come si Devono fare le cose, che non lesina virtuosismi, tecnicismi, automatismi, anzi si fonda su di essi, che Sa cosa è giusto e cosa è sbagliato, che ha il diritto e anzi il dovere divino di controllare e correggere, che esprime giudizi, che sta su un piedistallo, che governa qualcosa, che presiede, che si veste elegante, che sa stare al mondo, che definisce la pazzia, che emette leggi, decreti, sentenze, ordinanze, multe per divieto di sosta, insomma per chiunque pensi di occupare un ruolo di rilievo nella società, di essere importante, di saperla lunga, di essere furbo, brillante, eccentrico ma alla moda, cattocomunista, radicalchic, fintorock new wave free jazz punk inglese, per tutti costoro una piccola rivelazione da me che non so un fottuto cazzo di niente, che me ne frego di tutto e che non ho ideali e non credo in niente : SVEGLIA, davanti a noi, dietro di noi, alla nostra destra, alla nostra sinistra, c’è il nulla, niente, vuoto… non ha senso l’inferno dei viventi che abbiamo creato, e mi fa davvero schifo di dover scendere a patti con sta merda per guadagnare quei fottuti miseri denari di cui ho bisogno per progettare la fuga, ma di certo non ci rimango a renderla agli impettiti seduti neri di pustole butterati nell’anima,  dita bulbose rattrappite sui femori,l’occipite piagato da vaghe astiosità, come le fioriture lebbrose dei vecchi muri… bisogna azzerare tutto quante, e rendersi conto…

“forse un mattino andando in un’aria di vetro, arida, rivolgendomi vedró compirsi il miracolo: il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro di me, con un terrore di ubriaco. poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto alberi case colli per l’inganno consueto. ma sarà troppo tardi; ed io me n’andró zitto tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto. “(Eugenio Montale, Ossi di seppia)

 

Last Goodbye

11anni. L’anno scorso, quando corse il decennale della morte di Jeff Buckley, scrissi un breve articolo su qoob, come ricordo di un personaggio che per mille ragioni mi affascina immensamente. Mi vergogno di aver pubblicato su quel sito mtv-oriented quell’articolo, che tolsi in ben poco tempo, come tutto il resto che avevo caricato, ed ora, lo ripubblico qui, che mi sento a casa mia, o meglio nel mio antro, dove l’ambiente è più caldo e familiare, e mi sento tranquillo nel dire quel che mi passa per la testa…

 

“C’è la luna che chiede di restare
Quanto basta perché le nuvole mi facciano volare via
Bene, è giunto il momento per me di andare, non ho paura, paura di morire”

29 Maggio 1997, Il Mississippi quella sera pareva tranquillo. Jeffrey Scott Buckley lo era altrettanto quando senza togliersi neppure i vestiti si lasciò andare al flusso d’acqua del Wolf river cantando “Whole lotta love” dei Led Zeppelin

“Baciami, per favore baciami
Ma baciami senza desiderio, bimba, e non un bacio di consolazione
Sai che mi fa così arrabbiare perchè so che tra un po’
Ti farò soltanto piangere, questo è il nostro ultimo addio

Ecco, le campane fuori in cima al campanile
Indizi che bruciano dentro al mio cuore
pensando ardentemente ai suoi occhi dolci e i ricordi
mi offrono i segni per dire che è finita…è finita”

Jeff continua a nuotare, è quasi buio, il suo amico Keith dalla riva gli urla di stare attento, un battello arriva in direzione opposta, Jeff viene tirato giù dalla corrente provocata dall’elica

“Ho paura e chiamo il tuo nome
Amo la tua voce e la tua folle danza
Ascolto le tue parole e conosco il tuo dolore
La tua testa tra le mani e il suo bacio sulle labbra di un altro
I tuoi occhi al suolo
e il mondo intorno che ruota per sempre
addormentato nella sabbia con l’oceano che tutto cancella…”

Erano le 21.15, Jeff era sparito nelle sue acque. Il suo corpo fu recuperato alle 16.40 di mercoledì 4 Giugno

“stai con me sotto queste onde, stanotte.
sii libera per una volta nella tua vita.”

Non furono trovate tracce di droga. Keith Foti venne interrogato, si ipotizzò il suicidio, si concluse che fu un incidente

“Mi sono tuffato nel fiume
Angeli dagli occhi neri nuotavano con me
Una luna piena di stelle e macchine astrali
Tutte le figure che ero solito vedere
Tutte le mie amanti erano lì con me
Tutto il mio passato ed il futuro
E andammo tutti in paradiso su una piccola barca a remi
Non c’era nulla da temere e niente di cui dubitare” (Pyramid song, Radiohead)

Sono passati già 11 anni da quando Jeff se n’è andato

“E mentre le tue fantasie sono spezzate in due. Pensavi veramente che questa strada insanguinata preparasse il terreno per te? Faresti meglio a voltarti e mandare un bacio d’addio. Alla vita eterna, oh angelo!”

Il meme dei sei piaceri

Allora, ecco qua i miei sei piaceri principali, uff, quanti mi è difficile trovare le parole per dirli, sarà che sono un po offuscato dalla settimana di fiera di varese… passare due domeniche di fila a riprendere prima geronimo stilton e poi cristina d’avena per un videowall, finendo in bellezza oggi con lo “show” delle winx (la cosa più orrenda che mai abbia avuto modo di vedere), sono cose che non raccomando a nessuno e che ti segnano profondamente, succhiandoti via anche la voglia residua di provar piacere in qualcosa… vabbè, vediamo se ci riesco, ci ho pensato molto e stavolta spero di farcela:

- Mi piace vivere situazioni particolari… nel senso di libere, spensierate, senza “menate” come dicono i gggiovani… chessò, tipo feste nei boschi, fuochi sulla spiaggia, viaggi improvvisati col camper, con la macchina, con il treno ( non parliamo dell’interrail). Se fossi vissuto ad inizio secolo mi sarei buttato nella vita bohemien a tutta birra… ehm, assenzio… Se fossi vissuto negli anni sessanta sarei partito senza dubbio con un furgoncino volkswagen per non si sa dove… Se fossi vissuto adesso, ehm…

- Mi piace parlare con chi conosco poco,  la sensazione di quel momento in cui inizi a conoscere una persona, quando ovviamente questa persona abbia almeno qualche minimo motivo di interesse. Per capirci, non essendo il tipo che subito immediatamente tratta una persona appena conosciuta in modo particolarmente amichevole, prima di arrivare al momento di parlare un po approfonditamente con qualcuno ci metto sempre un attimo, e questo tende a creare un’aspettativa, delle idee, e mi piace molto proprio il passo successivo, quando capita quell’occasione in cui ti trovi a parlare e a conoscere più approfonditamente quella persona e magari ti fa una impressione totalmente diversa da quella che ti eri fatto, oppure la scopri esattamente come te l’aspettavi, oppure scopri lati nascosti insospettabili, insomma, adoro la fase di conoscenza con le persone perchè è come la creazione di qualcosa, in continuo mutamento…

- Mi piace ascoltare una canzone che mi da belle sensazioni. Senza neanche dire “mi piace la canzone X degli Y”, è una cosa molto strana e che non so spiegarmi particolarmente, ma in base a momenti, sensazioni, stati d’animo può darmi questa scarica di benessere anche musica estremamente diversa, ad esempio stamattina mi sveglio, faccio colazione, sono stanco e sullo scoglionato andante, mi metto in macchina, radio accesa su radio2 senza che neanche sapessi perchè, iniziano le note di “Friday I’m in Love” dei Cure, e sto subito bene, credo perfino di aver sorriso… e dovevo andare a riprendere le winx… 

- Mi piace viaggiare… in tutti i sensi possibili. E’ bello vedere cose nuove, vivere esperienze nuove, insomma, se siamo come siamo polvere nel vento, ha molto più senso cercare di veder più cose possibili se si può, piuttosto che darsi anima e corpo a occupazioni che tanto nel breve volgere di qualche lustro saranno diventate nulla… Io vorrei aver viaggiato molto di più, e spero che potrò viagiare tantissimo, e ce la metterò tutta per farlo, anche se vivamo in una società freddamente convezionale dove anche l’anticonvenzionalità è ben definibile 

- Mi piace camminare, in molti tipi di situazione,  nel bosco col mio cane (cazzo non lo porto più da un sacco di tempo a fare un giro, mi odierà), sul lungolago, in città lentamente e pacatamente mentre ti sorpassano a destra, sinistra, sopra e sotto tutti di corsa per non si sa bene quale meta, e mi piace anche camminare in strada quando piove. Ho una certa, strana avversione per gli ombrelli, è tanto bello camminare lavandosi, e in generale fare tante altre cose, spesso si rimandano concerti, feste, eventi per la pioggia, invece sotto un bello scroscio d’acqua ci si lascia andare, si tralascia il fatto che ci si stà inzuppando, e ce la si gode alla grande… e se va bene ti becchi pure l’influenza, che bello starsene rintanati in casa con l’influenza mentre fuori c’è il mondo che sclera.

- Mi piace comprare scemenze assurde che piacciono solo a me. Spesso mi devo autocontenere, ma quando passo in mercatini, esposizioni, e cose del genere, dove ci sono cianfrusaglie etniche, strumenti musicali assurdi, antichità ingiallite, stramberie di ogni genere, io letteralmente impazzisco, vorrei comprare di tutto, per me e per altri, pensando seriamente che ciò che stò comprando non possa non piacere per la sua originalità, e poi magari accorgendomi di aver rifilato ciarpame a destra e a manca… senza considerare che casa mia già scoppia per la quantità di roba stramba che contiene