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Il normale tran tran quotidiao a cui ci ha abituato la nostra vita è tremendamente fuorviante e ci induce con facilità a pensare a strane cose senza il minimo valore, dandogli invece un’importanza spropositata. La cosiddetta “posizione sociale”, l’apparenza, la posizione socioeconomica, la notorietà, i soldi, il successo… Tutte strane cose costruite e architettate dall’uomo per darsi la sensazione di essere immortale, sempiterno saccente che tutto può ed allo stesso tempo, proprio per darsi la sicurezza di trascorree l’eternità in una sorta di sicurezza, autonomamente si riduce ad una volontaria schiavitù. E invece non è vero un cazzo. Non conta un cazzo quanti soldi abbiamo in banca, non conta un cazzo quanto siamo fighi, non conta un cazzo il fisico alla Naomi Campbell o lo stipendio alla Cristiano Ronaldo. Sono tutte stronzate, siamo qui per un tempo limitato, l’idealizzazione di qualsiasi obiettivo è nulla, e la nostra società, fondata sulle finzioni socioeconomiche suddette, non si cura dell’essere umano cullandosi in un mondo parallelo proiettato su un televisore mal sintonizzato. Mi guardo indietro. Non me ne frega un cazzo di nessun genere di status sociale, carica aziendale, conti in banca o macchine di lusso. Niente, penso solo che le persone che ti vogliono bene al di là di come ti poni al cospetto del mondo sono l’unica cosa davvero importante e la vita deve essere vissuta misurandosi con la propria limitatezza. E’ mille volte più importante il sorriso di una persona amata che qualsiasi fottuta villa berlusconiana, che qualsiasi macchina fuoriserie, che una dotazione completa di armi nucleari per dominare il mondo. E la cosa più difficile è capire se si riesce a far sì che quel che si prova arrivi a destinazione, e sia recepito, anche se sei davvero freddo ed incapace di slanci effusivi evidenti, come nel mio caso. Ciò che si ha dentro è ben al di là di qualsiasi cosa l’uomo possa mai costruire con le proprie mani, punto e basta, e bisogna assolutamente saperne trarre i giusti insegnamenti, perchè i regali ricevuti quitidianamente dalle persone che ti vogliono bene non sono avvolti in luccicanti confezioni impacchettate con cura, anzi, spesso non si vedono neanche, e proprio quelli che non si vedono, che non chiedono ringraziamenti, strette di mano, ma che solo sono fatti per te, per farti stare bene, anche ben sapendo che non te ne renderai conto, quelli sono i regali davvero importanti nella vita di una persona che altrimenti attorniata di belle confezioni luccicanti continuerà comunque ad essere vuota.

E guardando dentro me, pensando a ciò che per me importa, solo in una parola posso riassumere il tutto che colgo: Grazie.

La verità

“Nel momento in cui la si dice (ovvero la si dice su un certo piano) non è più vera. Essa è vera solamente dietro (o al di sopra di) l’affermazione contraria. Non è dunque percepibile che agli spiriti capaci di cogliere simultaneamente diversi piani sovrapposti di idee. Essa è incomunicabile nel senso che il linguaggio è a una o al massimo a due dimensioni (a due se è scritto, ma la pagina è un limite). Questa è la ragion d’essere dell’esoterismo. Euridice. Verità che sono false appena le si guarda” Simone Weil

Tropi tesici

Più propriamente, con il termine tropi sono indicati i percorsi (modi) confutativi che conducono a situazioni, in cui è praticabile unicamente la sospensione.

“I mulini degli dei macinano molto lentamente ma macinano molto fine”  Sesto Empirico

End of the World – Cold

Ti sei svegliato prima dell’alba, ma il tuo nemico non l’hai trovato. 
Quando il sole era basso hai attraversato tutta la pianura, ma il tuo nemico non l’hai trovato.
Mentre il sole era alto nel cielo hai cercato tra le piante di tutta la foresta, ma il tuo nemico
non l’hai trovato. Il sole era rosso nel cielo mentre tu cercavi sulla cima di tutte le colline, ma
il tuo nemico non l’hai trovato. Ora sei stanco e ti riposi sulla riva di un ruscello, guardi
nell’acqua ed ecco il tuo nemico: l’hai trovato.

Look at this

Die Welle

Non mi capitava da tempo di andare al cinema a vedere un film e rimanere totalmente sorpreso e sconvolto allo stesso tempo da quel che mi si parava davanti… Bene, grazie a questo Die Welle (da noi “L’onda”) mi è finalmente (ri)capitato… E mi porta a scrivere a riguardo alcune considerazioni… Innanzitutto si parla di un’opera tedesca, e ciò è importante, poichè alla base di tutto c’è la domanda che si fa, e fa alla sua classe, un giovane anarcoide alternativo professore durante la prima lezione di autocrazia assegnatagli per sbaglio (e per un brutto tiro giocatogli da un’altro professore)… La domanda viene accompagnata dai risolini ebeti dei ragazzi, che neanche sanno cos’è l’autocrazia, scelta solo per evitarsi l’altro palloso prof… La domanda è “Può nascere nella Germania di oggi una nuova dittatura?” Pur non sapendo bene di cosa parlano, loro sanno, danno per certo, neanche mettono in discussione che la risposta sia no… Ma qui inizia ad accadere quel qualcosa che pian piano si instaura nelle menti degli attoniti spettatori, che forse pensavan di trovarsi di fronte ad un film adolescenziale di costruzione, invece vengono catapultati nel vortice di un’onda che man mano assume sempre più potenza, e per gradi nel giro di sei giorni ribalta i preconcetti ricostruendo da zero il senso di ciò che è quel grande incredibile e totalmente sconcertante fenomeno definibile come gruppo, o che di si voglia coscienza comune, branco, tribù ecc… Quello strano essere prende forma, traendo linfa dalla disgregazione sociale, dal vuoto dei ragazzi, riempendoli di un qualcosa che li fa sentire diversi, realizzati, o per meglio dire superiori, e naturalmente in diritto di escludere, mettere in disparte, rinnegare coloro che per motivi diversi non rientrano nei canoni impostati di appartenenza al gruppo……….. e qui mi fermo e dico che è proprio il caso che questo film venga visto e considerato come imprescindibile da TUTTI… dovrebbero portare i ragazzi delle scuole a vederlo, ma chissà perchè temo che dalle nostre parti passerà silenziosamente inosservato… Però ancora una cosa devo proprio dirla,  per tutta la sua durata del film ti si appiccica addosso una inquietudine che di certo il finale non smorza ma anzi acquisce grazie ad una scena davvero evocativa… ma ciò che più mi ha sconcertato è stato quando dopo la visione, ripensandoci, si è fatta strada la rabbrividente idea che comunque coloro che nella storia avrebbero dovuto rappresentare la rassicurante figura dei contrari, dei pensatori liberi,  in realtà erano giunti a contrapporsi alla coscienza comune per motivi che non dipendevano affatto dalla vera contrapposizione alla follia del movimento pensante autocratico, ma per puri, semplici, casuali, banali motivi puramente soggettivi………brrrrrrr

I’m Back

The alpaca power is great

I’m Back and i’m angry like a wolf gnam gnam, get the alpaca power, and don’t

humming, don’t schreetching, don’t snorting, don’t screaming, after the Alpaca

Day only Fusing and ever and ever again….

Il fantastico affascinante effervescente mondo dell’alpaca

alpacinit

Dieci anni di esperienza nell’allevamento di alpaca in Italia hanno reso possibile la conoscenza di questo animale nel contesto italiano. 
In questo libro vengono evidenziate le caratteristiche principali di questo animale, i suoi comportamenti, le sue qualità ecologiche, le sue capacità di adattamento, la sua indole. Si è voluto dimostrare che in realtà l’alapca non è soltanto un animale da reddito (allevamento e fibra di qualità), e quindi una valida alternativa alla zootecnia tradizionale, ma si è dimostrato altresì un ottimo animale da compagnia. 
Nel libro vengono anche delineate le possibilità di utilizzo della fibra e le sue varie fasi di lavorazione fino al prodotto finito. Alcune valutazioni economiche sia dell’allevamento, che dal settore maglieria che da questo deriva, forniscono ulteriori elementi di ragionamento per coloro che si volessero accingere sulla strada dell’allevamento di alpaca. 
Vengono anche presentate alcune coinsiderazioni sulla situazione attuale del mercato degli alpaca in Italia e nel mondo e delle valutazioni sul futuro probabile della diffusione di questo animale inItalia. 
Il libro, nella totale mancanza di letteratura in italiano sugli alpaca, può essere utilizzato come una prima introduzione nel mondo affascinante dell’alpaca.

Fare causa

Tratto Da berlubook

Usa, un senatore vuole fare causa a Dio
“Respinta, l’Onnipotente non ha indirizzo”

Il giudice: è impossibile notificare l'atto all'accusato
di MARCO PASQUA

 

Aveva fatto causa a Dio, responsabile, a suo dire, di aver diffuso paura e terrore in tutto il mondo. Ma il procedimento giudiziario non avrà alcun seguito: un giudice del Nebraska lo ha infatti respinto, perché Dio non ha alcun indirizzo al quale poter notificare l’avvio della causa. Si chiude così la vicenda che vede protagonista lo storico senatore democratico del Nebraska, Ernie Chambers, che, il 14 settembre dello scorso anno, aveva depositato la sua provocatoria causa in una corte del Nebraska.

Secondo il documento redatto dal senatore 71enne (definito da molti “l’uomo di colore più arrabbiato di tutto lo Stato”), Dio e tutti i suoi seguaci, sarebbero responsabili “delle continue minacce terroristiche, con conseguenti danni per milioni e milioni di persone in tutto il mondo”. Minacce la cui credibilità è avallata, secondo Chambers, “dalla storia personale di Dio”.

Nel documento gli si attribuisce anche la responsabilità di “terremoti, uragani, guerre e nascite di bimbi con malformazioni”. Ancora: Dio è accusato di aver “distribuito, in forma scritta, documenti che servono a trasmettere paura, ansia, terrore e incertezza, al fine di ottenere obbedienza” da parte degli uomini.

Chambers ha spiegato di aver avviato questo procedimento per dimostrare che “tutti possono avere accesso a una corte, indipendentemente dal fatto se siano ricchi o poveri” e per sottolineare che “ognuno può essere citato in giudizio”. Il suo obiettivo era di ottenere dai giudici una diffida, in cui si sarebbe dovuto sollecitare Dio a interrompere ogni genere di “minaccia” sul mondo.

La causa, comunque, non avrà alcun seguito, perché “non è stato possibile reperire un indirizzo ufficiale di Dio”. Il giudice Marlon Polk si è appellato a una legge del Nebraska, secondo la quale chi avvia un procedimento giudiziario deve avere l’indirizzo della persona chiamata a difendersi in aula.

Chambers non si dà per vinto, e anzi si è detto soddisfatto della decisione del giudice. “La corte – ha dichiarato – ha ammesso l’esistenza di Dio. La conseguenza di questa decisione è che viene riconosciuta l’onniscienza di Dio. Quindi, se è vero che sa tutto, deve anche essere a conoscenza di questa causa”. Il senatore, che è in carica da 38 anni, ha adesso 30 giorni di tempo per decidere se fare appello.

Have a nice trip

Milano, Stazione Centrale. 12 Settembre 2008

Quando vide la sua infima cuccetta, il viaggiatore ebbe un tumulto, pensando che forse quello non era esattamente il tanto agognato TGV che pensava di aver prenotato… in effetti anche l’esterno del treno in questione lasciava pochi dubbi, e la viaggiatrice ben più adattata alla situazione già dormiva mentre lui si rannicchiava rimanendo con un occhio aperto come i gatti.

Parigi. 13 Settembre 2008

Cosa potrebbe esserci di meglio per due viaggiatori dallo spirito bohemien di trovarsi a Montmartre in un hotel fatiscente, col rischio del crollo imminente a riscaldare di continuo l’atmosfera di una situazione già di per sè calda nonostante la temperatura atmosferica?

Già colmi di immarcescibile gioia i viaggiatori trovandosi di fronte alla facciata dell’inestimabile Hotel Nation di Montmartre mai avrebbero immaginato che la realtà avrebbe infinitamente superato le loro più estreme fantasie una volta entrati là dentro…

Alla reception Mohamed li aspettava con ansia malcelata, nonappena essi furono entrati vi fu gran festa, risuonarono di gioia anche i controsoffiti in compensato che già di loro a fatica contenevano lo tsunami di fili, cavi e cavetti elettrici che spuntavano come serpenti da ogni dove. Pure Mustapha che ci stava lavorando sopra, o per meglio dire sotto, per poco non cadde dal suo incerto sgabello.

Mohammed prodigo di consigli cullò i viaggiatori per circa mezzora raccontando storie sulle bellezzze di Parigi e i servizi offerti ai turisti, mentre i viaggiatori ancora schoccati dal primo contatto con quell’imond…ehm… fantastico posto, decisamente non capivano niente, ma si riebbero eccome subito dopo, rendendosi conto che per giungere sani e salvi alla loro stanza al quarto piano bisognava essere molto ben presenti a se stessi per evitare l’intrico di fili elettrici, cavi elettrici, cavini eletrici, cavetti elettrici, tubi elettrici, prese elettriche a vista, scatole elettriche aperte, spaccate, sventrate e quant’altro si frapponesse fra loro e l’arrivo sani e salvi alla loro agognata stanza.

Cosa dire, una volta giunti finalmente alla room 420 (?) erano troppo elettrizzati i viaggiatori per accorgersi del mezzo dito di polvere sui comodini, dei cessi piazzati uno per piano a metà scala larghi 30 centimetri con modalità di accensione luci ancora ai più ignota e per la presunta mancanza della doccia… Troppo bohemien la situazione.

E così fu che i viaggiatori fecero ampi giri, partendo da montmartre, vedendo il sacre coeur, mangiando crepes, passando per ile de la citè, Notre Dame e la sua cripta, giungendo infine a cenare a La coupole, locale famoso e rinomato a Montparnasse, ove ebbero il loro contatto ravvcinato con voraci ostriche assassine, sedutesi al loro fianco.

Per i viaggiatori però ancora doveva realizzarsi un vero viaggio nel viaggio, ovvero la visita all’infinito, indescrivibile, enorme museo del Louvre…  Entrambi costernati da tutto ciò che li circondava arrancando tra arte egizia, sumera, greca, tra magnifici sarcofagi e codici assiri, dopo una lunga giornata giunsero infine all’agognata cena, in un caratteristico laocale in ile de la citè caratterizzato da un padrone immensamente insopportabile, una testa di cinghiale dalla grandezza spropositata piazzata proprio sopra il loro tavolo, e la vera e propria scoperta del viaggio, ad opera dell’indomita viaggiatrice: La French SOUP a l’onion, che in seguito sarebbe diventata la pietanza sulla quale i viaggiatori avrebbero fatto riferimento quando non sapevan cosa ingollare, in particolare il viaggiatore a cui bastò un solo cucchiaio quella sera per diventarne un maniacale schizzato estimatore.

Bruxelles. 15 Settembre

Dopo un viaggio in Thalys con biglietto ultrasessantenni furbamente acquistato giocando sulla difficoltà di realizzare a prima vista la loro età anagrafica, i viaggatori giunsero a bruxelles, ove trovare hotel risultò difficile e reduci dall’indimenticabile esperienza del Nation, difficile sarebbe stato il confronto per qualunque loco abitativo adibito all’accoglienza di estranei viaggiatori.

Sleewell fu la scelta, hostello dei più classici, da poco adibito anche a hotel, con camere pulite, collegamento internet e chiavi magnetiche… una noia…

Bruxelles ebbe a darsi in tutta la sua piccola ma ben racchiusa magnificenza, ben esemplificata palla piazza principale, Grand Place, sede un tempo dei palazzi delle gilde, oggi tutti rifatti ma sempre pieni di fascino, come del tutto privo di ogni genere di fascino è il piccolo Manneken Pis… indegna attrattiva turistica, se almeno ogni tanto lo spruzzo fosse indirizzato ad una pressione simile agli idranti dei pompieri inondando la piazza e i turisti, allora si che sarebbe interessante… io avanzo la proposta….

Altre attrattive naturalmente i fumetti e i murales, la cioccolata, ma soprattutto i viaggiatori ebbero modo di provare varie birre, anche se la vera Grande birra sarebbe stata in realtà scoperta in un’altra piccola cittadina belga più in là nel viaggio.

Dopo una ampia e ottima cena a ‘Tkelderke in piena piazza senza neanche spendere tanto i viaggiatori ebbero a passare il giorno seguente al Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique… Puah… Strane fonti non meglio precisate dicono che in questo posto ci sia una intera stanza dedicata a Hyeronimous Bosch… ebbene, vi avviso che anche a casa mia mia, avendo una stampa del suddetto, è presente una intera stanza dedicata all’artista in questione, quindi chiunque volesse venire a vedere la mia intera stanza dedicata a Bosch si accomodi (dietro pagamento di 9 neutri). Per il resto i viaggiaori videro tanti bei quadri, imopararono ad odiare il Rubens, e ad apprezzare sempre di più il mistico Jacob Jordaens. Ma di bosch neanche l’ombra. E non parliamo dell’atmosfera stilosa del luogo, pollice riverso in una pozza di sangue.

16-17 Settembre. Anversa

Seconda grande scoperta del viaggio per il viaggiatore incredulo: LA VASCA DA BAGNO!!!

Che altro, Anversa capitale della moda belga, è anche una città ricca storia e di storie (da citare quella del gigante Druon Antigon, da cui è tratto il nome della città), con posticini assolutamente da godere (‘t elfde gebod, stralunato!) e dove rilassarsi, magari facendosi un bel bagnetto nelle belle stanze dell’Hotel Billard Palace, godendo pensando al prezzo davvero conveniente.

ultima lunga tappa, AMSTERDAM

OK, si dissero i viaggiatori, siamo ad Amsterdam. Ora che facciamo?

Bè che dire, essi si risposero con estrema naturalezza vivendosi la città e lasciandosi trasportare dal suo spirito, dagli spetacoli improvvisati in piazza Dam, dai canali, dai negozi di funghi, di Vero assenzio, dal quartiere a luci rosse.

Dalla Easyjet che ti cancella il volo di ritorno rimandandotelo di due giorni spedendoti la prima notte a dormire nell’Hotel Dorint a 4 stelle (megalitica costruzione di status in cui i viaggiatori hanno sguazzato e attinto a piene mani, in particolare a self cena e self colazione). E la seconda notte… all’aeroporto.

Ma per gli impavidi viaggiatori il viaggio era quasi terminato, e l’ultimo colpo di coda bohemien del mai domo viaggiatore fu di prendersi un inenarrabile raffreddore attaccandolo anche alla viaggiatrice condividendo così anche la gioia bohemien del disfacimento fisico di fine viaggio.

ahhhhh….

Have a nice Trip